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Parto in acqua: non è privo di rischi

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Parto in acqua: non è privo di rischi



Lunedì 9 maggio 2005, Il Pensiero Scientifico Editore

Un gruppo di medici inglesi, dalle pagine del British Medical Journal, esprimono alcune perplessità rispetto al parto in acqua, in seguito ad un caso clinico che hanno riscontrato e che viene riportato sulla rivista e che, sebbene poco diffuso, non è un caso isolato.
Un bambino maschio di tre chili e 150 grammi è nato con parto in acqua da una madre di 34 anni alla prima gravidanza, ha avuto dei problemi respiratori in seguito all'aspirazione di acqua dal naso proprio al momento del parto. Il bambino è stato messo in incubatrice per un periodo di nove ore. Il neonato è stato sottoposto anche ad esami per verificare che non fosse in corso un'infezione e gli è stata somministrata una terapia antibiotica. Visti i problemi respiratori che il neonato ha manifestato, che sono durati fino alle 48 ore di vita del bambino, non è stato nutrito se non attraverso flebo in vena. In seguito a questo trattamento non si sono sviluppate infezioni e il bambino ha completamente recuperato e dopo tre mesi era ormai privo di qualunque sintomo legato a problemi respiratori.
Il caso riportato dai medici del King's College Hospital di Londra è paradigmatico nel senso che è la prova di quello che da tempo molti medici considerano il rischio maggiore del parto in acqua. Gli stessi autori affermano che, nonostante l'aspirazione di acqua al momento della nascita sia un evento poco comune, può accadere.
In questo senso è necessario diffondere sia tra i medici che tra le mamme l'idea che, sebbene questo tipo di parto abbia degli elementi positivi come la comprovata riduzione del ricorso alle anestesie, presenta anche qualche rischio che va messo in conto in modo da poter intervenire immediatamente e in maniera appropriata.
Fonte: Kassim Z et al. Underwater birth and neonatal respiratory distress. BMJ 2005;330:1071-2
Emanuela Grasso




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