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9mesi ed oltre Progetto Educazione Prenatale nelle Scuole


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Adolescenza e compiti evolutivi degli insegnanti

Articoli

Brani tratti dall' articolo della Dott.ssa Piera Sacchi

ADOLESCENZA E COMPITI EVOLUTIVI DEGLI INSEGNANTI

"Queste note intendono proporre delle riflessioni sul progetto di educazione prenatale per allievi delle scuole superiori ad anni di distanza dalla sua ideazione.
Il programma non verrà trattato sotto il profilo didattico e neppure quello informativo, ma sotto il profilo dell'aderenza ed efficacia rispetto alle necessità evolutive relazionali dei destinatari e a quello che Anna Oliveiro Ferraris chiama "il lavoro psicologico che ogni adolescente deve svolgere per diventare giovane adulto".
Cresciuto intorno all'idea di Gabriella Ferrari di portare il bambino prenatale nelle scuole superiori pensando agli adolescenti come futuri genitori, il progetto fa leva su profonde e archetipiche tematiche prenatali per offrire supporto e stimolo al processo maturativo dell'adolescenza nell'ottica di un intervento precoce sulla genitorialità.
Ha contribuito enormemente alla realizzazione del progetto la presa di consapevolezza che alcuni strumenti tecnici e culturali in possesso dell'Associazione e con i quali essa opera costantemente, si prestano ad una lettura e ad un impiego di notevole pregnanza anche per quel periodo particolare della vita e della crescita rappresentato dalla adolescenza. In particolare rispetto alla sessualità che ne è il fulcro incandescente.
Il programma si rivolge ai ragazzi e alle ragazze delle scuole superiori. Anche se alla maturazione fisica non corrisponde ancora una maturazione psicologica e si trovano nella condizione di non essere più bambini e di non essere ancora adulti, tuttavia, sotto il profilo della capacità di generare un figlio, i ragazzi e le ragazze sono maturi. Questa condizione è al centro dell'intervento qui in esame.
Per un immagine tanto sintetica quanto efficace dell'adolescenza, può risultare utile riferirsi brevemente al lavoro di Bibring, Dwyer, Huntigton e Valenstein (1961) che considerano " la gravidanza, la pubertà e la menopausa dei periodi di crisi che comportano profondi cambiamenti endocrini, somatici e psicologici. Queste crisi rappresentano passi importanti dello sviluppo biologico ed hanno in comune una serie di fenomeni caratteristici:
in tutti e tre questi periodi, nuovi e specifici compiti libidici e adattivi pongono l'individuo di fronte a funzioni spesso diametralmente opposte a quelle delle fasi precedenti: tutti e tre sembrano riesumare e sconvolgere conflitti psicologici appartenenti a fasi di sviluppo più precoci e richiedono nuove e diverse soluzioni;
tutti e tre sono svolte decisive nella vita di un individuo;
in tutti e tre la padronanza della fase dipende dall'esito di questa crisi, cioè dalla soluzione e dalla riorganizzazione di questo equilibrio: vale a dire diventare adulti nella pubertà, diventare madre nella gravidanza, invecchiare nella menopausa;
tutti e tre sono un terreno di verifica della salute psicologica e, a particolari condizioni interne ed esterne, favoriscono soluzioni nevrotiche o anche psicotiche".

"La ricerca oggi aiuta genitori ed educatori a mettere a fuoco le esigenze e i bisogni evolutivi delle diverse fasi della crescita. Quelli relativi all'adolescenza sono così indicati da Renata Tambelli:
La capacità di separarsi dalla famiglia e di individuarsi costruendo una propria idea di sé ;
L'inserimento nel gruppo dei coetanei;
L'integrazione della sessualità nell'immagine di sé, con la costruzione di un'ideale di ruolo sessuale;
Lo sviluppo di un'identità sociale;
L'avvio di relazioni sentimentali o sessuali . "


"Tutta l'identità degli adolescenti è coinvolta in una profonda rielaborazione degli schemi di attaccamento legati all'infanzia. Si tratta della revisione di quelli che gli studiosi chiamano modelli operativi interni.
Massimo Ammaniti ne parla in questi termini: "Fin dai primi anni di vita si costituiscono delle rappresentazioni organizzate inizialmente in termini di schemi, legate alle interazioni e ai risultati di queste…Queste mappe o forse meglio schemi, perché non necessariamente mantengono gli stessi caratteri della realtà esterna, costituiscono dei filtri o delle lenti con cui guardiamo la realtà personale e quella circostante, ne selezioniamo le informazioni e le interpretiamo per trovarvi significato. Non si tratta soltanto di schemi cognitivi, in quanto vi sono implicati gli affetti, le fantasie, la memoria e gli stessi piani di azione. Come hanno messo in luce numerose ricerche, i modelli operativi interni si formano e si stabilizzano contemporaneamente ai sistemi di attaccamento."

"L'esperienza proposta ha la valenza di aiuto ad ancorarsi alle origini per potersene allontanare, di momento che facilita la messa a punto di una riflessione sulla propria storia a partire dal concepimento. Un aiuto all'eterna domanda dell'adolescente: chi sono? da dove vengo? Dove sto andando?
Va sottolineato che tutta l'esperienza del programma, è in grado di favorire l' elaborazione della propria storia, la narrazione di sé da parte dell'adolescente, che significa un aiuto alla comunicazione tra sé e con gli altri.
Vale la pena ricordare che anche ricerche nel campo delle neuroscienze hanno recentemente contribuito in maniera significativa alla comprensione del ruolo svolto dai processi narrativi nella vita umana.
Tra gli altri effetti maturativi e trasformativi, qui interessa ricordare che: le storie " implicano la capacità di ordinare eventi in una sequenza logica, ma esercitano anche un ruolo significativo nella regolazione delle emozioni. Inoltre hanno un ruolo rilevante nelle forme di comunicazione sia con gli altri che con noi stessi". E ancora "L''elaborazione di storie è stata messa in relazione con specifiche funzioni cerebrali" (emisfero sinistro e destro)": vedi Daniel J. Siegel e Mary Hartzell in "Errori da non ripetere, come la conoscenza della propria storia aiuta ad essere genitori", Raffaello Cortina Editore, 2003, p.49."

"Alla luce di quanto fin qui detto, come confermano anche i risultati della esperienza diretta nelle scuole superiori, il programma ha le caratteristiche per offrirsi oltre che come strumento di educazione precoce alla genitorialità anche come strumento efficace e creativo in grado di facilitare e aiutare la complessa maturazione legata a quella tappa dello sviluppo che è l'adolescenza, un periodo della crescita in cui la riattivazione di conflitti non risolti nell'infanzia può risolversi in una opportunità di rielaborazione e scioglimento se incontra nel mondo adulto stimoli e risposte adeguate."


BIBLIOGRAFIA
C. Nicolini, in:" Adolescenza: il trauma dell'età, l'età dei traumi" , a cura di C. Esposito, Borla, 2004, pg.167 )
M. Ammaniti, Rappresentazioni mentali e adolescenza, in a cura di M. Ammaniti, la nascita del Sé. Laterza, 1991, pg.171.
Silvia Veggetti Finzi, Anna Maria Battistin, L'età incerta, i nuovi adolescenti, Oscar Saggi Mondadori, 2000, pg.67.
Daniel J. Siegel, Mary Hartzell: Errori da non ripetere, come la conoscenza della propria storia aiuta ad essere genitori", Raffaello Cortina Editore, 2003, p.49.




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