Menu principale:

9mesi ed oltre Progetto Educazione Prenatale nelle Scuole


Vai ai contenuti

Il dolore del parto e i suoi significati

Articoli

IL DOLORE DEL PARTO E I SUOI SIGNIFICATI

Di Verena Schmid Ostetrica,
direttrice della Scuola Elementale di Arte Ostetrica

"Non si permette alla donna moderna di fare esperienza cosciente delle sue sensazioni fisiche e della loro eco emotiva, derubandola così della ricompensa data dallaconsapevolezza della forza del suo parto"
Grantley Dick Read nel 1930


INTRODUZIONE:
Il parto fisiologico è legato all'esperienza del dolore. Il motivo per cui il parto fisiologico sta scomparendo oggi e il dolore fa paura è da cercarsi nelle nostre condizioni sociali di vita: ritmi frenetici, l'obbligo all'efficienza sempre, la competizione, il successo come meta, la soddisfazione immediata di bisogni e desideri, il rifiuto del disagio e della sofferenza, dei risultati imperfetti, ecc. lasciano poco spazio all'ascolto, al sentire, all'atteggiamento di "attacco", cioè dell'andare incontro a difficoltà e problemi. Il rapido sviluppo della tecnologia ha creato illusioni di benessere e sicurezza e ha favorito atteggiamenti di "fuga", di ritiro, o di scarso adattamento. L'importanza delle espressioni umane e delle relazioni tra umani è passata in secondo piano, dimenticando che il modo di stare in relazione con gli altri determina malattia o salute. Non sappiamo più produrre salute, e poco curare le malattie; sappiamo bene invece constatare i danni avvenuti attraverso una sofisticata diagnostica.
L'ostetricia infatti, da un punto di vista "fisiologico" (parto = miglioramento della salute), è in crisi: il numero dei parti cesarei è aumentato a dismisura, siamo il secondo paese al mondo con il numero più alto di cesarei e il primo in Europa, e con essi è aumentata la mortalità, ma sopratutto la morbilità materna e neonatale; la tecnologia in sala parto non ha prodotto nessun miglioramento significativo negli esiti ed ha peggiorato la qualità del legame madre-figlio, e quindi la qualità della vita e della salute dei bambini e dei loro genitori. Mai come in questi anni stanno esplodendo le problematiche attorno al malessere dei bambini in età prescolare e scolare, ai problemi crescenti degli adolescenti.
L'umanizzazione del parto, la discussione sul parto naturale, sull'uso appropriato delle tecnologie, sul legame prenatale, sull'educazione alla nascita, rimette l'ostetrica "sapiente" accanto a una donna che chiede maggiore protagonismo e partecipazione.
L'analgesia naturale e l'analgesio farmacologica esprimono queste due polarità caratteristiche dell'ostetricia odierna: una tensione tra l'uso (e abuso) delle tecnologie ostetriche e, dall'altra parte, l'attivazione delle risorse endogene delle donne, è una polarità tra indebolimento e potenziamento.

IL DOLORE E I SUOI SIGNIFICATI

Una delle caratteristiche più salienti del travaglio fisiologico è la ritmicità. Un ritmo è fatto di alti e bassi, di accelerazioni e rallentamenti, ed è individuale, ovvero il suo andamento è dettato dalla personalità e dai vissuti della singola partoriente, quindi non è codificabile. L'aspetto del travaglio che esprime il concetto del ritmo in modo più evidente è il dolore. Il dolore del parto è un dolore intermittente, intervallato da delle pause di benessere. Merita approfondire il significato fisiologico di questo concetto. Nell'intermittenza sta uno dei grandi segreti del travaglio fisiologico.

Le funzioni fisiche del dolore

Il dolore come guida attraverso il parto, come protettore di madre e bambino
La funzione fisiologica del dolore è quella di proteggere il corpo da danni, mandando un segnale d'allarme riferito ad un aggressione in atto, di modo che l'aggredito possa agire per sottrarsi all'aggressione.
Dal momento che il parto è un evento fisiologico, il dolore sembra un paradosso, tant'è vero che la psicoprofilassi alle sue origini l'ha classificato come un condizionamento negativa delle donne, una loro idea sbagliata. In realtà il parto rappresenta un paradosso dal punto di vista fisiologico, la donna, per dare vita ad un'altra persona deve andare contro il proprio corpo, deve subire un "attacco" viscerale da parte del bambino, che va contro l' autoconservazione. Un attacco contro la sua integrità mette in allarme il corpo, segnala con il dolore il pericolo e produce fisiologicamente delle reazioni di difesa (attacco o fuga). Il parto in un certo senso rappresenta una lotta tra autoconservazione e abbandono. Il processo di apertura dei propri visceri, della forte pressione sulle articolazioni e i nervi sacrali di fatto non è esente da pericolo, né per la madre, né per il bambino, e quindi il dolore è una preziosa guida nel segnalarli e dare modo alla donna di correggere attraverso l'azione la situazione. L'azione adeguata nel parto è quella dell'attacco, l'andare verso... . La risposta fisiologica al dolore, come vedremo, è il movimento. La libertà di movimento permette alla donna di assumere istintivamente le posizioni più antalgiche, che sono quelle di minor resistenza e compressione, proteggendo sé stessa da danni al bacino, al collo dell'utero, al perineo, il bambino da malposizioni ed eccessiva compressione della sua testa, diminuendone lo stress e il suo dolore.

Il dolore come stimolatore endocrino
L'ossitocina necessaria per iniziare il travaglio viene prodotta innanzitutto dal bambino in base ai cambiamenti ormonali placentari e in risposta anche dalla madre. La stimolazione del collo dell'utero provocata dai movimenti fetali attivi stimola un primo livello di ossitocina con un'attività contrattile dei prodromi ancora irregolare e incostante. Per passare al travaglio attivo con le sue contrazioni regolari ed efficaci occorre un'ulteriore stimolo regolare ad una costante e crescente produzione di ossitocina. Questo stimolo è dato dal dolore intermittente. Il dolore mette la donna momentaneamente in una situazione di stress acuto al quale risponde con un picco di produzione di catecolamine, le quali, se prodotti a picco, provocano una risposta ossitocica paradossale e stimolano contemporaneamente la produzione delle endorfine, innescando così un aumento graduale dell'attività contrattile accompagnato da una crescente capacità di tolleranza al dolore.
Quando le catecolamine invece sono ad emissione continua, inibiscono la produzione di ossitocina e quindi rallentano il parto o prolungano i prodromi senza mai dare esito in travaglio attivo. In molti travagli bloccati a 3 cm possiamo osservare uno stato di tensione permanente nella madre accompagnato da sintomi di una eccessiva stimolazione del sistema nervoso simpatico. L'intermittenza del dolore diventa allora fondamentale, tradotto nella pratica ostetrica ciò significa che occorre dare molta importanza alla pausa tra le contrazioni, in quanto il rilassamento completo tra una contrazione e l'altra permette il reinstaurarsi di una situazione di calma profonda libera da stress, attivante il sistema nervoso parasimpatico e preparando l'organismo della donna alla possibilità di un nuovo picco di catecolamine al prossimo dolore, e quindi a un nuovo stimolo alla produzione di ossitocina.
La collaborazione armoniosa dei due sistemi nervosi neurovegetativi nel parto è particolarmente importante in quanto il sistema simpatico è responsabile della contrazione dell'utero, e quello parasimpatico della distensione del segmento inferiore e del collo dell'utero. Se i due sistemi sono in disordine possiamo trovarci di fronte a contrazioni spastiche senza dilatazione, distocie tra corpo e collo, oppure di fronte a ipotonia uterina con dilatazioni cosidette passive, con dolore improduttivo. L'alternanza armoniosa dei due sistemi viene ancora favorita dall'alternanza tra dolore e rilassamento nella pausa. L'ostetrica può fare molto per facilitare e favorire quest'alternanza, guidando la donna con il suo sostegno attraverso il dolore, offrendole strumenti di contenimento al dolore stesso, affinché il dolore "non sia niente che la donna non possa sopportare", obiettivo di Dick Read già nel 1930.
Un altro aspetto importante del dolore come stimolatore endocrino riguarda la produzione delle endorfine. La funzione delle endorfine non è solo quella di diminuire la percezione del dolore, ma le endorfine producono nella seconda fase della dilatazione uno stato alterato di coscienza, o uno stato ipnoide, necessario all'inibizione corticale - razionale, e alla dominanza delle funzioni neurovegetative che governano il parto. Inoltre permette alla donna quell'abbandono così totale del proprio io, dei propri confini che la porta alla dilatazione completa, alla totale apertura di sé; la rende disponibile a separarsi dal suo bambino per poterlo accogliere con gioia. Al momento dell'espulsione del bambino, quando cessa lo stimolo del dolore si troverà con livelli così alti di endorfine da provare sentimenti di estasi e piacere con i quali incontrerà il suo bambino ed inizierà la sua esperienza di madre. Alle endorfine viene attribuito anche la qualità della dipendenza, del legame, il legame è il terreno sul quale un bambino può vivere e crescere, quindi il travaglio fisiologico prepara il terreno naturale per il bambino, il suo humus.

Le funzioni psichiche del dolore

Il dolore come espressione della separazione
Uno dei vissuti emotivi più intensi durante il parto è la necessità di separarsi dal bambino, da un bambino che è contemporaneamente altro e parte integrante della donna, bambino immaginario, fantastico e bambino reale. La separazione da una parte di noi, o da qualcuno che ci sta molto vicino, è sempre dolorosa, difficile, spesso involontaria. Nel caso del parto la nascita è contemporaneamente desiderato e temuto, vi grava anche l'aspetto dell'incognita del bambino reale. Meno il bambino è stato conosciuto durante la gravidanza e più difficile sarà il processo. Il dolore ha la duplice funzione di spingere la donna nella direzione del distacco senza possibilità d'indugio, direzione nella quale volontariamente forse non andrebbe mai, le fa capire l'ineluttabilità della necessità della nascita, concentra attraverso la sua localizzazione nella pancia tutta l'attenzione della donna su questo processo, senza via di scampo, se non attraverso l'adempimento del compito; contemporaneamente il dolore stesso è l'espressione e "lo sfogo" della sofferenza emotiva data dalla separazione. Il dolore segna il tempo, e il tempo nei processi di separazione è importante e individuale.
Di nuovo l'ostetrica come facilitatrice può avere un compito importante rispetto a questo tema. Il processo di separazione può essere facilitato, favorendo un buon legame tra madre e bambino in gravidanza, un loro dialogo interiore che rende il bambino più soggetto, più conosciuto alla madre, meno estraneo, meno immaginario. Una maggiore comunicazione tra madre e bambino rende la separazione più fluida, il parto più veloce e il dolore meno intenso.

Il dolore come elemento del processo di trasformazione personale
Affrontare il dolore crea paura, angoscia, sostenerlo attraverso tante ore mette alla prova la propria forza individuale, quindi il dolore crea una vera e propria crisi esistenziale, mobilita tutte le risorse emotive della donna, riaccende vecchi "focolai" depositati nell'inconscio (zona talamica e limbica) della storia personale, dando la possibilità di scaricare antichi dolori, e porta la donna ai suoi estremi limiti sino a darle l'impressione di aver dato fondo a tutte le sue possibilità; questo momento coincide con la resa (non ce la faccio più), rappresenta l'abbandono e le permette di fluire con le forti energie del suo corpo in azione. L'abbandono rappresenta il superamento dei limiti personali, porta alla progressione del parto, alla nascita, ativa nuove risorse e potenzia la forza personale della donna, cambiandone lo status sociale e personale. Questo incremento della forza personale attraverso un'esperienza del limite (presente anche nei parti problematici) rappresenta la crescita necessaria per poter essere genitore e guida a un figlio.

Le funzioni energetiche

Il dolore come stimolatore dell'energia sessuale
La capacità orgastica secondo W. Reich è la capacità di abbandonarsi senza inibizioni al flusso dell'energia biologica e di scaricare la tensione sessuale accumulata attraverso contrazioni ritmiche involontarie.
La grande forza del parto, poco conosciuta, poco compresa e molto temuta sta proprio nel fatto che il partorire per la donna è una potente espressione della sua sessualità prettamente femminile e autonoma dall'uomo. Una donna che partorisce con la sua forza sessuale, dopo il parto sarà una donna più intensa, più forte in tutti i sensi, ma in particolar modo aumenterà la sua "capacità orgastica" nel senso di Reich.
Il mediatore di questa esperienza orgastica nel parto è di nuovo il dolore intermittente. Con i suoi stimoli sempre crescenti aumenta la tensione nel corpo della donna, in particolar modo nella zona genitale, con le sue endorfine aumenta la capacità di "scorrere con il flusso delle energie biologiche" approfondendo il rilassamento, l'abbandono negli intervalli tra le contrazioni; quando la tensione dal dolore ha raggiunto un certo livello, la donna si prepara alla scarica con l'inizio delle contrazioni involontarie, prima di tutto il corpo (brividi), poi della muscolatura perineale (premiti involontari); la pressione della testa del bambino sul perineo (nella vagina) è l'ultimo stimolo che dà inizio alla scarica della tensione accumulata attraverso contrazioni involontarie del perineo, espirazioni lunghe della donna, fino all'espulsione del bambino, dopodiché l'energia concentrata nei genitali rifluisce in tutto il corpo e ciò viene percepito come gratificazione e benessere, e dà esito in sensazioni di tenerezza e gratitudine che si esprimono nell'accoglimento del bambino durante le ore del postparto. Una donna che partorisce con la sua energia sessuale si scarica con l'espulsione del bambino, recupera tutte le sue energie dopo il parto, non conosce i brividi postparto, si sente appagata e piena di tenerezza.

Le funzioni affettive
Gli alti livelli di endorfine prodotte e la totale apertura della propria parte emozionale profonda creata dal dolore attivano fortemente il sistema limbico del cervello primale, legato alle funzioni affettive e mettono la donna in uno stato cosìdetto sensitivo al momento della nascita del bambino. E' completamente aperta e orientata sul bambino, con tutti i suoi sensi e istinti e può accoglierlo dentro di sé, nella sua parte vegetativa istintuale, simile all'annidamento che avviene all'inizio della gravidanza. Il tipo di legame che si crea a questo livello è penetrato fino negli strati più intimi ed ha caratteristica istintuale, biologica indelebile. Lo stato sensitivo si avvicina molto allo stato dell'innamoramento e infatti natura prevede che la mamma s'innamori del suo bambino affinché se ne prenda cura con piacere. Infatti il piacere nell'avere e curare bambini nasce proprio dal dolore fisiologico, insieme alla voglia di ripetere l'esperienza.

DALLA FISIOLOGIA DEL DOLORE

Stimoli sensibili periferici del dolore:

Si tratta di dolori viscerali causati da sovradistensione, lacerazioni, ischemia del muscolo uterino.
Stiramento e microlacerazioni del collo dell'utero,
stiramento del segmento inferiore,
stiramento dei legamenti e annessi uterini,
compressione delle radici nervose del plesso lombo-sacrale,
compressione sulle articolazioni del bacino,
ischemia del muscolo uterino in seguito a acidosi metabolica, ipercontrattilità o spasmo uterino.

Stimoli centrali del dolore:

Condizionamenti negativi (Nikolaiev, Velvoski): fattori culturali sfavorevoli, esperienze traumatiche di vissuti precedenti o racconti, un rapporto difficile con il dolore, la propria nascita dolorosa, il proprio ruolo di donna, ecc.
Imprinting culturale: Il valore o disvalore dato alla sofferenza nel proprio assetto culturale, l'esperienza sociale del parto, dell'essere donna, la considerazione e il trattamento del dolore socialmente condiviso.

Le tre dimensioni del dolore

La dimensione sensoriale - discriminativa
Dipende dalle proiezioni neospinotalamiche al talamo e alla corteccia somatosensoriale; fornisce gli elemento per la percezione del dolore.

La dimensione motivazionale - affettiva
dipende dal sistema reticolare limbico che riceve dal sistema multisinaptico, il sistema reticolare è connesso con tutti i sistemi sensoriali, motori, in particolare modo con quelli extrapiramidali, vegetativi. E' responsabile di reazioni avversive e di fuga, di rigidità muscolare, paura ecc. e delle reazioni vegetative.
Il sistema limbico reagisce con piacere o dispiacere, in base al suo carico. Il collegamento diretto fra sistema limbico e corteccia frontale sembra essere responsabile per le reazioni affettive spiacevoli al dolore.
Questi sistemi sono suscettibili all'influenza della corteccia, la reazione può essere o di irrigidimento o di rilassamento.

La dimensione cognitiva - valutativa
Dipende dai processi corticali. La corteccia riceve le informazioni sensoriali e affettive, le analizza, le confronta con esperienze passate, con i valori culturali, con l'ansia presente, e quindi attiva i sistemi sensoriale - discriminativo, e motivazionale-affettivo inibendoli o eccitandoli ulteriormente.
Può agire selettivamente o complessivamente. Se viene inibito il sistema motivazionale-affettivo tramite esperienze o conoscenze positive, la donna avvertirà la semplice percezione del dolore senza reazioni di dispiacere, di avversione o vegetative. Se viene stimolato attraverso l'ansia, o un condizionamento negativo, può esserci un'esperienza dolorosa spiacevole addirittura in assenza di uno stimolo nocivo o con uno stimolo molto lieve.

L'espressione individuale del dolore è determinante per l'interpretazione psicosomatica perche è una percezione sensibile con reazione attiva a contenuto emozionale!


Il contenimento del dolore
Un obiettivo importante nel preparare le donne ad un parto fisiologico è quello di offrire loro molti strumenti di contenimento del dolore, affinché si riduca veramente al suo minimo fisiologico, e non sia invece amplificato dalla paura e dalla tensione.

Strumenti di contenimento per i fattori periferici del dolore:
La respirazione profonda con espirazione lunga
L'uso della voce a glottide aperta
Movimenti del bacino
Capacità di distinguere tra stati di tensione e stati di decontrazione
Capacità di decontrarre rapidamente le parti contratte: un tono muscolare di rilassamento tranquillizza l'allarme del cervello dato dal dolore chiudendo così lo sbarramento a livello delle corna posteriori.
Movimento durante il travaglio
Massaggi, impacchi caldi, doccia o bagno caldo durante il travaglio

Strumenti di contenimento per i fattori centrali del dolore:
Decondizionamento culturale, cambiare la valenza del dolore, creare motivazione e scelta
Decondizionamento personale, espressione dei propri vissuti, condizionamento positivo
per diminuire la paura e creare le giuste aspettative
Lavorare sulle attitudini attive e passive rispetto al dolore e agli eventi
Far conoscere l'importanza e l'esistenza delle pause tra le contrazioni
Favorire l'istintualità e l'intuizione
La comunicazione affettiva con il partner o altra persona
Il sostegno dell'ostetrica conosciuta possibilmente già in gravidanza
Mantenere l'ambiente del parto intimo, protetto, favorente l'emergere dell'istintualità, tenendo lontano elementi disturbanti e /o aggressivi

Agendo su tutti i fattori: FAVORIRE LA PRODUZIONE DI ENDORFINE

Conclusione:
Abbiamo visto che il dolore è un ingrediente sgradito, ma fondamentale del travaglio fisiologico, è un elemento che attiva la donna e la rende più forte, la predispone al legame con il bambino, è fondamentale nella promozione della salute. La sua soppressione crea una serie notevole di complicanze nel processo del parto, ma sopratutto inibisce la reattività della donna e quindi la rende più debole, inoltre perde una grande occasione di fare un'esperienza importante su di sé.Toglie la gioia e lesperienza estatica che solo l'alta carica ormonale del parto spontaneo dona.
Un informazione corretta deve tenere conto di questi fattori, e ci si deve chiedere se non vale la pena, lavorare più intensamente su questi temi prima del parto e investire di più nell'analgesia naturale e quindi nell'ostetrica. Certamente un travaglio fisiologico con il suo dolore è gestibile solo con il sostegno e la guida di un'ostetrica "sapiente" e paziente, che ha disponibilità di tempo.

Firenze, 18/10/2003 VerenaSchmid

Riferimenti bibliografici:

J. J. Bonica ( a cura di): ANESTESIA E ANALGESIA IN OSTETRICIA, Il pensiero scientifico ed. Roma
C.COLOMBO, F.PIZZINI, A.REGALIA, Mettere al mondo, la produzione sociale del parto, Franco Angeli/La Società
M. Enkin, M. Keirse, I. Chalmers: EFFECTIVE CARE IN PREGNANCY AND CHILDBIRTH, Oxford University Press (tradotto in italiano dalla Red. edizioni, Como)
R. Melzack: L'ENIGMA DEL DOLORE, aspetti psicologici, clinici e fisiologici; Zanichelli ed.
M.ODENT, Amore e sessualità, un imprinting perinatale, Atti del seminario di formazione del 29 - 30 nov. 2003, D&D n. 40/41, 2003, p. 12 -53, Scuola Elementale di Arte Ostetrica srl ed.
W. Reich: LA FUNZIONE DELL'ORGASMO, Sugarco ed
J.P. Relier: AMARLO PRIMA CHE NASCA, Le Lettere ed. Firenze#
M. Sbisà (a cura di): COME SAPERE IL PARTO, p. 81 E; Terzian e A. Regalia: "Né arte né scienza: stereotipi e ambiguità dei modelli di assistenza ostetrica"; Rosenberg e Selliers ed.
V. SCHMID, Il dolore del parto, Centro Studi Il Marsupio ed. 1998


Torna ai contenuti | Torna al menu