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9mesi ed oltre Progetto Educazione Prenatale nelle Scuole


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L'esperienza prenatale



I NOVE MESI PIÙ IMPORTANTI
DELLA NOSTRA VITA



“Se un bambino
durante i nove mesi della sua vita intrauterina
è stato desiderato
perché è stato concepito responsabilmente,
durante la gravidanza ha ricevuto l’accettazione e la gioia materna …
perché era desiderato,
è stato ascoltato …
perché i suoi genitori sapevano che era capace di comunicare,
si è sentito capito …
perché è stato ascoltato,
è stato accudito …
perché è stato desiderato, accettato, ascoltato, capito e coccolato,
questo bambino che è sempre stato accolto,
nascerà e crescerà pensando di valere molto,
si rispetterà e amerà se stesso,
perché è sempre stato rispettato e amato
sin dall’alba della sua esistenza
quando per la prima volta si è affacciato alla vita
nel grembo di sua madre”


Brano tratto da “La comunicazione e il dialogo dei nove mesi”
di G. A. Ferrari. Ed. Mediterranee



Negli ultimi decenni, gli studi sulla vita prenatale si sono straordinariamente moltiplicati. Si configurò gradualmente, tra gli anni 80’ e 2000, il ritratto di un feto dalle caratteristiche nuove e meravigliose. Ora non possiamo più ignorare che il bimbo intrauterino, è un essere sensibile e intelligente, le cui caratteristiche psicofisiche sono inscritte solo in parte nel suo patrimonio genetico sin dal concepimento. Per esempio, l’intelligenza del bambino è dovuta per circa un terzo a fattori genetici e per due terzi è data dagli stimoli e dalle esperienze ambientali.
Che il feto sia intelligente e sensibile è ormai un dato di fatto confermato da numerose e svariate ricerche sulle sue capacità di apprendimento e sulle sue risposte a stimoli e situazioni diverse. Per esempio, si può constatare una chiara intenzionalità gestuale già in un embrione di 8 settimane.

Gli organi dei sensi ed i centri cerebrali corrispondenti, sono già formati sin dalla fine del periodo embrionale. L’udito è l’organo di senso che è maggiormente in grado, durante la vita intrauterina, di relazionare il feto al mondo esterno. La sua funzionalità è completa verso la fine del 5° mese di gestazione, ma il bambino è già in grado di riconoscere, per esempio, la voce paterna verso la 16ª, 17ª settimana, come dimostrano, durante gli esami ecografici, i suoi comportamenti e l’accelerazione della frequenza cardiaca
quando, fra le diverse voci dei presenti, ode quella del suo papà.

Negli anni tra il 2011 e il 2013
la dott.ssa Gabriella A. Ferrari, con la collaborazione del Prof. Pierfrancesco Ferrari dell' Università degli Studi di Parma, ha promosso e coordinato una
Ricerca Scientifica Sperimentale presso il Centro Diagnostico Europeo del Dott. Guido Dalla Dalla Rosa Prati di Parma e lo Studio della Dott.ssa Maria Boerci di Cesano Boscone.
Grazie alla collaborazione della Dott.ssa Elena Scesa per conto dell' AIMI e dell' Associazione "9 mesi ed oltre" sono state portate in sala ecografica 29 coppie di genitori già molto relazionate con il loro bambino intrauterino.
I bambini, tra la 22 e la 26 settimana di gestazione, hanno risposto coerentemente agli stimoli ricevuti, dimostrando di possedere capacità cognitive, affettive e relazionali.
Alcune di queste immagini straordinarie erano già state raccolte in un DVD video dal titolo
"Le prime interazioni". Questo DVD è stato per due anni il principale strumento didattico del progetto "Educazione Prenatale nelle Scuole" promosso dall' Associazione "9mesi ed oltre" di Parma ed è stato mostrato ad oltre 1.000 studenti delle classi superiori.
Altre immagini si aggiungeranno alle prime per creare il nuovo DVD destinato alle Scuole e alla formazione.
I risultati di questa Ricerca Scientifica sperimentale saranno inoltre divulgati mediante la loro pubblicazione su una rivista scientifica e nel corso del


Congresso che si terrà a Parma nel mese di Ottobre 2014 dal titolo:

" Nuove luci sul Prenatale: la prevenzione inizia dal grembo materno"


La dott.ssa Clements aveva studiato le reazione dei feti a diversi tipi di musica: ha potuto constatare che Brahms e Beethoven li agitano, Mozart e Vivaldi li calmano. La musica Rock, con i suoi toni bassi e martellanti, risulta sgradita al feto. Invece al bambino piace udire la voce della propria mamma, soprattutto quando canta: numerose sono le esperienze di riconoscimento, da parte del neonato, dei canti o delle melodie udite durante la vita intrauterina.

Negli anni ’80, ’90 e 2000, medici, psicologi, ostetriche, biofisici, sociologi, studiosi e ricercatori provenienti da tutto il mondo, iniziarono a presentare i risultati delle loro ricerche e delle loro esperienze.
Emerse chiaramente come le esperienze vissute nel grembo materno modellino, dopo la nascita, i comportamenti del bambino nei confronti di se stesso, della relazione con la madre e con il padre, oltre che del suo atteggiamento verso la vita in generale.

Lo psichiatra Canadese Thomas Verny, autore del libro“Vita segreta del bambino prima della nascita” (Ed. Mondadori), riferisce che: “Quanto succede dopo la nascita è un’elaborazione di ciò che è successo prima, e da esso dipende”

Il feto è un piccolo essere umano, in grado di provare sentimenti ed emozioni, udire, gustare, reagire coerentemente agli stimoli ed interagire con i genitori.
E’anche in grado di memorizzare e quindi è dotato di capacità cognitive e di apprendimento: il feto muove le braccia, aggrotta le sopracciglia, gira gli occhi sotto le palpebre verso gli stimoli mostrando curiosità ma, successivamente, quando riceve per un numero di volte variabile, generalmente da 3 a 4, gli stimoli a lui già noti, non risponde più, oppure si calma o si addormenta, dimostrando quindi di avere non solo memorizzato, riconosciuto e quindi appreso lo stimolo, ma di essere anche in grado di rispondere coerentemente.

Il feto gioisce e soffre. L’espressione di pianto è stata registrata già durante la 21° settimana.

Inoltre il bambino intrauterino è socievole, comunicativo ed è in grado di stabilire relazioni affettive durevoli nel tempo. La dott.ssa Alessandra Piontelli di Milano ha compiuto degli studi ecografici molto interessanti sui
gemelli a partire dalla 20ª settimana. Ha osservato per diverse ore al giorno il loro comportamento riportando degli episodi davvero curiosi.
Tra i tanti segnaliamo uno particolarmente divertente ed anche molto significativo. Luca ed Alice avevano stabilito in utero un rapporto affettuoso e giocoso: Luca, più vivace, andava verso la membrana che lo divideva dalla sorellina e la svegliava gentilmente. Un incredibile dialogo/gioco avveniva tra i due che prendevano a strofinarsi le teste e si contattavano attraverso la membrana appoggiandosi guancia a guancia, come se volessero abbracciarsi. Questo comportamento fu poi ripreso da Luca ed Alice al termine del loro primo anno di vita. Andavano verso una tenda, che fungeva da membrana e ripetevano l’amorevole gestualità che aveva caratterizzato la loro relazione intrauterina, dimostrando così di possedere una capacità relazionale ed affettiva durevole nel tempo.

I risultati degli studi e delle ricerche riferiscono che le emozioni della madre si comunicano al nascituro via empatica ma anche via ormonale e via battito cardiaco sin dalle prime settimane di vita: se quest’ultimo, ad esempio, è stato accelerato da una forte emozione, anche il cuore del figlio comincerà a pulsare più velocemente rispetto a prima.
Si riscontrano modificazioni del battito cardiaco, dimostrazioni di gioia, tristezza, rifiuto, un’espressiva mimica facciale ed una coerente gestualità non solo come reazione a tutto ciò che vive la madre, ma anche alle variazioni dell’ambiente immediatamente circostante.

Oltre a mostrare di possedere delle preferenze musicali, si è potuto anche appurare come egli dimostri di gradire o di non amare determinati visitatori familiari evidenziando le stesse simpatie ed antipatie della madre. Inoltre non ama i contesti ambientali che gli propongono situazioni sgradevoli e rumori improvvisi. In risposta agli stimoli, e in base al loro gradimento, il feto sorride, ammicca con gli occhi, sbadiglia, oppure scalcia, fa le smorfie, o decide di ignorare lo stimolo addormentandosi o girandosi di schiena.

L’ansia e lo stress materno inducono delle variazioni nella produzione ormonale che invaderanno il sistema del bambino rendendolo nervoso ed eccitato, in pratica, facendo entrare pure lui in stato di stress. Per contro anche le emozioni gioiose della madre raggiungono il feto: un benefico e rivitalizzante flusso di endorfine viene inviato al figlio ogni volta che essa è felice o lo pensa con amore.

In seguito alle sue ricerche sui bambini non desiderati o rifiutati il Prof. P. Fedor Freyberg dell’Università di Uppsala, medico e ricercatore sul prenatale, così si esprime: “I bambini non desiderati sono moralmente a rischio e rappresentano una minaccia morale per la società. Il bambino ideale dovrebbe essere amato già prima della nascita. Non dovrebbero esserci dei bambini non desiderati”.


CONCLUSIONE

Da tutti gli studi e le ricerche emerge che il bambino ha bisogno di essere desiderato, accettato ed amato sin dalle sue prime settimane di vita intrauterina non soltanto dalla madre ma da entrambi i genitori congiuntamente. Occorre anche che essi gli parlino spesso e amorevolmente, specialmente a partire dal 4°, 5° mese, che lo cullino e lo accarezzino, facendolo sentire parte della famiglia e non “in attesa di partecipare”.


IN UN’EPOCA IN CUI CI PREOCCUPIAMO MOLTO
DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL BAMBINO,
NON PARREBBE LOGICO PENSARE
CHE IL PRIMO DIRITTO DI UN ESSERE UMANO
È QUELLO DI ESSERE DESIDERATO E AMATO
E QUINDI CHE GLI SIANO PROPOSTI
UN CONCEPIMENTO,
UNA GESTAZIONE
ED UNA NASCITA
IN GRADO DI OFFRIRGLI,
SIN DALL’INIZIO DEL SUO CAMMINO,
LE MIGLIORI PREMESSE
E LE CONDIZIONI PIÙ FAVOREVOLI
PER LA SUA CRESCITA?



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