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Uno sguardo sui misteri della vita prenatale

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B A G L I O R I E B R U M E
UNO SGUARDO SUI MISTERI DELLA VITA PRENATALE

di Sergio Antonio Laghi




" Se le mie sono vaghe parole,non provate a chiarirle. Nebuloso
e vago è il principio di ogni cosa,ma non la fine…
La vita e tutto ciò che vive non è concepita nel cristallo,ma nella nebbia.
E chi sa se il cristallo non è nebbia svanita?"

Gibran Kahlil Gibran: "Il Profeta"



Mi è sempre piaciuto camminare nelle nebbie: siano esse quelle dei porti in cui si sente da lontano il suono dei nautofoni, siano quelle delle vie solitarie illuminate dalla luce fioca e calda dei lampioni. Alla stessa maniera,interiormente, mi piacciono le zone brumose di confine delle postazioni avanzate, le rive nebbiose dei sogni, le nebbie degli antichi ricordi.
Tenterò quindi una camminata nell'alba della nostra preistoria personale,nebbiosa come tutte le preistorie, e non illuminata dal sole,ma dalla luce riflessa della luna, perché in essa non vi è ancora un "io narrante" che racconti,descriva e definisca le cose ,vi sono solo impressioni inconsce spesso a forte contenuto emotivo date da ricordi sepolti da tanto tempo.


Ognuno di noi costruisce la propria storia attraverso l'accumulo di vissuti,da quelli più elementari a quelli più complessi compreso quelli della primissima infanzia,delle prime ore di vita o addirittura della vita prenatale..
I vissuti sono i ricordi soggettivi emozionalmente ed esistenzialmente significativi di ogni esperienza. Noi ricordiamo un fatto attraverso l'emozione che ci ha procurato.
Una mente senza emozioni,senza passioni,senza sentimenti non è affatto una mente,è solo un'anima di ghiaccio che caratterizza una creatura fredda,inerte,priva di desideri,di paure,di affanni,di dolore o di piacere.
E' difficile immaginare una vita senza emozioni, viviamo per loro,strutturiamo le circostanze perché ci diano piacere e gioia evitando le situazioni che recano delusioni,tristezza o dolore.
La nostra vita è la nostra storia (intendo riferirmi alla sua accezione più alta che è quella esistenziale) fatta dei nostri vissuti e come tale unica e irripetibile.
Non possiamo comprendere il presente senza conoscere la nostra storia in termini esistenzialmente significativi.
Ci troviamo quindi nella necessità di conoscere il prima per capire il dopo.

Le varie età della nostra vita,dalle brume prenatali alla luminosità dell'infanzia,dalle rapide della adolescenza all'impeto in parte ancora confuso della giovinezza,dalla pacata lucidità della maturità al crepuscolo delle età più avanzate ,non sono solo fasi cronologiche,ma modi di essere,fonti preziose e inesauribili di esperienze cui ogni tanto dobbiamo attingere ritornando ora adolescenti,ora bambini,ora anziani,ora feti.
Siamo "spalmati" nello spazio-tempo e ci vediamo in successione io-feto,io-neonato, io-bambino, io-adolescente, io-adulto,ma è solo una illusione percettiva dovuta alla nostra incarcerazione nella gabbia dello spazio-tempo, in realtà noi,in quella dimensione atemporo-spaziale che chiamiamo eternità,siamo un unico essere.

Premetto che non mi piacciono molto le parole "feto","embrione,"ominide" .
Ma ancora meno mi piacciono i termini "grumo",massa di materiale genetico". Sono parole fredde che indicano una degradazione.
Concordo pienamente con quanto affermava Tommaso d'Aquino che i nomi delle cose devono corrispondere alle loro proprietà e condivido l'invocazione del poeta Ramon Jmenez :"Intelligenza,dammi il nome esatto delle cose! La mia parola sia la cosa stessa creata nuovamente dal mio spirito…".
I feti,gli embrioni e gli ominidi sono in realtà esseri umani in fase evolutiva diversa. Questo avvertiamo profondamente quando osserviamo l'immagine di un bambino dentro il suo piccolo mondo subacqueo o quando ci troviamo di fronte ai resti di quello che fu un antico antenato vissuto centinaia di migliaia di anni fa. Sentiamo profondamente che essi sono una parte della nostra storia intima personale: in essi cerchiamo noi stessi. Per questo abbiamo un disperato bisogno di comunicare con gli antenati,coi feti e di lasciare messaggi anche a quelli che verranno o a possibili Fratelli dell'Universo.
Studiare queste condizioni, riimmedesimarsi in esse,saperle rivivere, vuol dire completare,dilatare la nostra umanità,essere più ricchi interiormente,aumentare la nostra tensione esistenziale,la nostra percezione dell'essere.
E in questo ominidi,embrioni e feti ci sono maestri.
E' già interessantissimo conoscere l'obbiettività e il comportamento di un feto, venire a sapere cioè che cosa fa un bambino prima di nascere.
Ma è molto più impegnativo e affascinante cercare di porsi al suo interno e vedere il mondo,il suo mondo,coi suoi stessi occhi in modo "fetocentrico", mettersi nei suoi panni cercando,cosa ancora più impegnativa ed estremamente coinvolgente,di destare il feto che dorme dentro di noi e che tuttora,seppure a livello inconscio,continua a mandare segnali.
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La vita prenatale: un'alba nebbiosa appena illuminata dai tenui bagliori di una coscienza che si sta formando… il feto:una creatura limbale che vive in un mondo umbratile lunare,ovattato ancora impreciso.
Una creatura acquatica che,nella sua evoluzione sembra ripetere a grossi tratti la storia di tutti gli esseri viventi che hanno popolato il pianeta.
Di questa preistoria personale,di questa vita che precede quella che chiamiamo nascita esistono forse delle esperienze dimenticate, dei ricordi sommersi che affiorano ogni tanto nella nostra coscienza come echi lontani, a volte e più spesso come nostalgie, altre volte purtroppo come ombre o addirittura come paure,come incubi che sovrastano la nostra vita.
Quali saranno i riflessi,le ripercussioni nella vita adulta di una particolare esperienza vissuta nel periodo fetale? Quale impatto esistenziale potrà avere nella vita futura?
Un bambino non voluto,non desiderato,un amore non corrisposto,il silenzio uterino,"l'utero di ghiaccio"."Sometimes mothers forget their children and close the window" "A volte le mamme dimenticano i loro bambini e chiudono la finestra " dice amaramente Peter Pan alla piccola Wendy
Che cosa sentono questi bambini? Noi adulti non lo sappiamo con certezza,separati come siamo da loro da un vasto abisso di tempo.Troppe parole ci ingombrano il cammino:solo un feto o un neonato può sperimentare esattamente quello che sente un altro feto o un altro neonato.
E dove reperire un feto che sia in grado di comunicare direttamente il proprio vissuto se non nel feto che siamo stati ,che è dentro di noi e che dobbiamo ritrovare? Perché tutta la vita lascia tracce, anche quella che non è illuminata dalla luce della consapevolezza e queste tracce,queste registrazioni costituiscono i nostri ricordi,i nostri sogni,le nostre ferite

Quello che noi chiamiamo l'Inconscio e che è la parte per i 9/10 sommersa del nostro iceberg interiore è pieno di echi delle nostre preistorie sia di quella di specie sia di quella personale.
In fondo a ciascuno di noi ammiccano ancora le palpebre affascinate dell' "Homo Herectus" che per primo,mezzo milione di anni fa,"inventò" il fuoco e si annidano tuttora le paure gli incubi e i sogni notturni dell' "Homo Neanderthalensis".
E in fondo a ciascuno di noi ci sono ancora le piccole mani di un feto che esplora le pareti dell'utero, vi sono i bagliori rossastri che rompono il buio della notte uterina, e si ode ancora il rumore del respiro di nostra madre che imita lo sciabordio dolce della risacca,e ancora il ritmo rassicurante del suo cuore.
E queste constatazioni non sono espressioni poetiche fini a se stesse,ma sono realtà che possiamo constatare continuamente. Basti guardare le espressioni di gioia di un bambino piccolo alla prima vista della accensione di un fuoco,o la penetranza simbolica della fiamma di una candela durante un rito o la profonda paura del buio che ci accompagna fin dalla notte dei tempi e al tentativo di esorcizzarlo della società attuale con una iperilluminazione altrettanto spaventosa che ci ha tolto perfino la possibilità della visione di un cielo stellato o di un crepuscolo.
E basti pensare alla continua ricerca dell'uomo che incessantemente esplora la parete della sua prigione nella speranza di varcarne i confini come fa il feto nei confronti delle parete uterina.

Certo che l'inconscio è una terra per la maggior parte inesplorata. Là il sole non brilla, là regna la pallida luce riflessa della luna. E' un mondo di simboli,di ombre,di sogni. "…Alcune -scrive il grande poeta portoghese Fernando Pessoa-"saranno ombre di cose,alcuni saranno sogni di realtà: ma la maggior parte di coloro che si avventurano per questa via non riesce più a distinguere bene. La Circe dell'abisso è tentatrice più di qualunque altra donna. Non dimentichiamo l'avvertimento di un Maestro di Magia:" Ho visto Iside" disse. L' ho toccata:eppure non so se esiste".
Eppure se vogliamo tentare di ripercorrere interiormente queste esperienze limite dobbiamo addentrarci lungo queste rive nebbiose ed entrare nel mondo umbratile ed evanescente dei sogni,delle reverie,dei miti cercando tra le nebbie e i barlumi di ricomporre il senso del tutto. Lo sciabordio di una risacca,il mormorio di un ruscello,i bagliori rossastro-dorati di un "al di là",di un "oltre",di un "altro mondo" che si sente,si suppone,si desidera. E voci lontane,e soprattutto l'atmosfera calda e rassicurante di una presenza materna che ci parla e ci pensa riscaldandoci e intenerendo il nostro cuore.…
C'è chi ha fatto rivivere questi vissuti prenatali inconsci,questi ricordi sommersi,queste esperienze dimenticate in un mito,in una favola,chi li ha rivelati allo psichiatra,chi allo psicologo,chi al parapsicologo( naturalmente sotto stimoli adeguati e con metodiche particolari) e c'è infine chi li ha semplicemente sognati.
Esistono attualmente delle tecniche psicodinamiche che ci permettono di scendere ai livelli più profondi della struttura psichica,di affrontare la parte immersa del nostro iceberg.

Tali sono (Ancona):
1) la psicanalisi spinta o giunta inaspettatamente alle fasi primordiali della vita;
2) La regressione ipnotica fino al periodo neonatale;
3) La analisi immaginativa ed esistenziale;
4) La bioenergetica;
5) Il rebirthing;
6) La gruppo-analisi;
7) La dinamica del gruppo allargato;
8) La psichiatria dinamica.

L'approfondimento della conoscenza della vita fetale per essere adeguato deve integrarsi con quella dei processi inconsci,deve avere la capacità di entrare in rapporto di intimità sia con l'oggetto di osservazione che con se stessi.
La clinica dell'"osservazione" e della "interazione",cioè l'esame del corpo del feto,dei suoi movimenti o delle sue reazioni non è infatti sufficiente ad esprimere una conoscenza veramente profonda della vita del nascituro. Occorre un approccio conoscitivo completamente diverso che origini internamente all'osservatore,nella sua parte "fetale" con cui il piccolo osservato si mette in risonanza.
Soltanto tramite questo collegamento intimo, inconscio, soltanto con questo coinvolgimento personale,a volte angoscioso e doloroso, ci è dato entrare nell'ambito del mistero del feto,del non immediatamente percepibile ed è l'unica maniera per divenire realmente ricettivi a ciò che il feto trasmette.

Ed è così che "l'interno" si fonde con "l'esterno".
"Tagliamo la realtà in fette psicologiche all'interno e oggettive all'esterno-scrive Laing -e possiamo soltanto sperare che la realtà si piegherà cortesemente a questa nostra divisione.Ma avviene il contrario. Né i frammenti soggettivi né quelli oggettivi si manterranno nelle sfere separate alle quali li abbiamo assegnati.Ciascuno è sempre impossibile senza l'altro e per l'altro. La condizione della possibilità di entrambi deve essere antecedente a ciascuno e fra,dietro e oltre ciascuno."

Si tratta di un problema di topografia mentale che si può rappresentare in vari modi,alcuni dei quali affascinanti.
Si prenda ad esempio il famoso nastro di Moebius. si tratta di un nastro che ha subito una torsione prima di venire chiuso ad anello.
In ogni singolo punto dell'anello il nastro presenta una superficie interna e una esterna:se si percorre l'anello intero si vede che le superfici non sono due, ma una sola.
A livello locale abbiamo quindi una ripartizione in due categorie analogamente al soggetto/oggetto.
A livello globale le categorie non sono più due ,ma una sola.
Per usare le parole di un famoso koan Zen :"un giorno l'interiore e l'esteriore diventeranno una cosa sola e voi vi risveglierete ".

Un approccio conoscitivo che tenga conto sia dell'oggetto osservato sia dell'osservatore serve a ritrovare e a ricomporre una parte di noi stessi e a completare la nostra interiorità. E serve ai feti e ai neonati per migliorare direttamente e indirettamente la qualità della loro vita e della loro vita futura di adulti.

Con queste premesse ci accingiamo a scendere nel mistero dell'origine della vita senza la presunzione di poter arrivare a comprenderne completamente il significato.

"L'origine della vita umana: -ha scritto Joseph Ratzinger- è un mistero il cui significato la scienza sarà in grado di illuminare sempre più,anche se difficilmente riuscirà a decifrarlo del tutto. Infatti, appena la ragione riesce a superare un limite ritenuto invalicabile,altri limiti fino allora sconosciuti la sfidano.
L'uomo rimarrà sempre un enigma profondo e impenetrabile".
Sergio Antonio Laghi




BIBLIOGRAFIA

Ancona Leonardo: "Impianto e sviluppo della personalità" Atti Congresso Vita prenatale
Edizioni Cantagalli
Barrie J. :" Peter Pan e Wendy" B.U..R.
Golse B. Rizzo L. :"La psichiatria perinatale.Prospettive,acquisizioni e problemi aperti.
IMAGO 2003 299330
Jimenez Ramon :"Eternità Pietra e cielo" Edizioni Accademia
Laing Ronald D. :"Nascita dell'esperienza" Mondadori
Pessoa Fernando :"Pagine esoteriche" Adelphi
Ratzinger J.: "Discorso rivolto il 27 febbraio 2006 ai partecipanti all'Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita e al Congresso internazionale sul tema :"L'embrione umano nella fase del reimpianto"
Thich Nhat Hanh : "Introduzione allo Zen" Sonzogno


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